Tattoo, scarificazioni, marchi a fuoco e piercing, allungamento del collo, dei lobi delle orecchie, piattelli alle labbra, restringimento del giro vita, dei piedi, del cranio, circoncisione maschile e femminile o limatura dei denti, per la nostra pseudo-cultura occidentale con pretese di modernità ma con orizzonti limitati possono sembrare solo pratiche primitive sino a quando si disgiungono dal significato di appropriamento del proprio corpo e si spogliano dell’aura di magia rituale e si scollegano dalla dimensione spirituale che le ha generate.

Con altrettanta superficialità la pseudo-cultura moderna accetta e rende canoniche pratiche puramente legate all’ornamento del corpo che non sono meno cruente ma di sicuro sono meno profonde: body building, steroidi, diete, tinture, lampade, siliconi, lifting, permanenti.
Da sempre l’uomo ha sentito l’esigenza di lasciare tracce e segni della sua individualità e il primo obiettivo della sua creatività pittografica è stato il proprio corpo, in quanto interfaccia con l’esterno oltre che involucro di uno spirito. La storia romana ce lo tramanda (Plinio), quella greca (Erodoto nelle “Storie”), i ritrovamenti di mummie di corpi tatuati e addirittura ritrovamenti preistorici di strumenti molto probabilmente utilizzati a questo scopo, popolazioni dell’America precolombiana, indiani e Maia erano dedite al tattoo.
Arti antiche, quindi, con forti accenti sull’individuo ma anche con forte funzione sociale di riconoscimento di ruoli e ceti.
Tra le ipotesi filologiche più importanti, circa il significato della parola “tatuaggio”, si accredita quella che la fa discendere dal termine polinesiano (meglio ancora taitiano) << tatau>> -dal significato scrivere sul corpo- intendendo con ciò non solo la pigmentazione sottopelle, ma anche le pratiche di scarificazione o di cicatrici indotte sulla pelle e successivamente portate a guarigione. La parola, importata da Cook, viene poi tradotta in inglese con <> e successivamente <> fino ai giorni nostri.
Il Tatuaggio è diffuso in tutto il mondo, ovviamente con diffusione diversa e approccio diverso, basti pensare all’Oceania (dalla Nuova Zelanda a Samoa) col tatuaggio Maori e Samoano che tipicamente si estende su tutto il corpo e richiede grosse sofferenze per più giorni che non tutti riescono a portare a termine; all’ Asia dove si è diffuso in alcune zone tra i ceti più bassi (Sud-Est), in altre con valenza di riconoscimento di status oltre che ornamentale (Giappone).
In Europa da una antica funzione apotropaica e terapeutica, passa in ambiente cristiano ad una funzione simbolica, evidenza di una fede osteggiata, ma la chiesa stessa ne decreta poi la svalutazione (Papa Adriano 787); tra il XV e il XVIII secolo, la grande esigenza di esotico connessa al periodo di scoperta di nuove civiltà riporta in auge il tatuaggio che nel ‘900, a causa della sua diffusione tra i ceti meno abbienti, torna ad avere una connotazione di ribellione, fino a quando in tempi recenti (’60,’70…) si diffonde come simbolo di uno spirito libero da condizionamenti e stile di vita personale in controtendenza. Oggi è “trendy”.
Stranezze della vita…
Per quanto riguarda la tecnica di esecuzione, oramai è diffusa la macchinetta americana, che ha soppiantato la ben più dolorosa tecnica giapponese o la terribile samoana: il dolore, è importante in quelle culture in quanto la sua sopportazione avvicina l’uomo alla morte e quindi ne allontana la paura.
Lucia Colombo, (Salvioni, 1996): << oltre all'esperienza del dolore, è indispensabile la perdita di sangue. Il sangue è l'indicatore per eccellenza della vita: spargere sangue, in modo controllato e ridotto, quando si esegue un tatuaggio, significa simulare una morte simbolica>>.
Per quanto riguarda l’arte del piercings, dall’Africa all’Amazzonia è sempre stato un segno di distinzione destinato a pochi eletti, come nell’antico Egitto, dove il piercing era riservato esclusivamente ai reali e proibito alla gente comune. Oggi ci si fa ingioiellare per rendersi più interessanti, ai propri occhi o a quelli degli altri, o per aumentare la sensibilità delle parti forate, e di conseguenza delle esperienze sessuali molto più intense. Il piercing, infatti, può produrre sensazioni molto piacevoli ed eccitanti, non certo di dolore. Il dolore dura giusto l’attimo in cui si inserisce l’ago. In realtà la pinza usata per prendere la pelle, funge un pò da anestetico, ed è solo questa che fa un po’ male.
Il branding arriva dalla Germania. Si tratta di farsi imprimere un disegno o una scritta sulla pelle con uno stampo di acciaio rovente; sulla parte marchiata rimangono in rilievo cicatrici che formano simboli, lettere o numeri.
La scarificazione: tagliare la pelle per creare cicatrici in rilievo lungo un tracciato precedentemente disegnato. E’ una pratica da sempre in uso presso le tribù africane: sulla pelle molto scura il tatuaggio non sarebbe visibile.



Un saluto a tutti i navigatori della grande rete, stiamo lavorando alla realizzazione di un sito dove si parlerà sopratutto di tatuaggi e di tutto quello che concerne questo meraviglioso mondo.

Luigi Blasi




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      Pratico da oltre venticinqe anni, tecniche professionali di tatuaggio e piercing, il tutto é nato in mè grazie ad una mia naturale predisposizione alla conoscenza delle culture diverse da quelle europee.

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